La Legge di Bilancio 2026 introduce una modifica di forte impatto per il mercato dei servizi postali, ponendo fine all’obbligo di contribuzione al Fondo di compensazione da parte dei Print Service Provider (PSP). Con la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre, viene infatti rivista la legge 261/1999 e superato un assetto normativo che per anni ha generato incertezza regolatoria e potenziali oneri economici per operatori estranei al perimetro del Servizio Universale.
Il comparto dei servizi postali si è storicamente avvalso del contributo delle imprese di stampa e imbustamento, protagoniste nella gestione di direct mail, comunicazioni transazionali, estratti conto, bollette, ecc. I PSP hanno accompagnato l’evoluzione del settore investendo in tecnologie e qualità dei processi produttivi. Tuttavia, con la liberalizzazione del mercato postale avviata nel 1999, anche queste imprese sono state ricondotte all’interno di un regime autorizzativo pensato per operatori postali in senso stretto, con conseguenze regolatorie ed economiche non coerenti con le attività effettivamente svolte.
Su questo scenario è intervenuta negli anni l’azione dell’associazione DMA | Xplor, oggi DMX Italia, che rappresenta la quasi totalità dei principali PSP attivi in Italia. L’associazione ha avviato un confronto continuo con le istituzioni per evidenziare le distorsioni generate dall’impianto normativo vigente. Un primo passaggio chiave si è avuto nel novembre 2024, quando AGCOM ha adottato un nuovo Regolamento per i servizi postali, chiarendo in modo esplicito che le attività di stampa e imbustamento non richiedono autorizzazione postale.
La Legge di Bilancio 2026 completa ora questo percorso intervenendo direttamente sulla normativa primaria.
Il fulcro della riforma è l’abrogazione dell’articolo 10 della legge 261/1999 e delle disposizioni a esso collegate, che disciplinavano il Fondo di compensazione del Servizio Universale.
La norma stabilisce inoltre che l’abrogazione ha effetto anche sui procedimenti in corso alla data di pubblicazione della legge, incidendo non solo sul futuro assetto del mercato, ma anche sulle posizioni ancora aperte relative agli anni precedenti. In questo modo viene riconosciuta l’iniquità di un meccanismo che aveva esteso l’obbligo di contribuzione a operatori attivi in segmenti di mercato diversi da quelli coperti dal Servizio Universale, creando distorsioni competitive e un’esposizione economica sproporzionata.
La portata della modifica è quindi duplice. Da un lato, per il futuro, viene definitivamente esclusa la possibilità che i PSP siano chiamati a contribuire al Fondo di compensazione, in coerenza con il nuovo assetto regolatorio delineato da AGCOM. Dall’altro, l’efficacia retroattiva sui procedimenti in corso determina il venir meno delle richieste di contribuzione relative agli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, con un impatto positivo immediato per molte imprese del settore.
Questo risultato non nasce da un intervento isolato, ma è l’esito di un lavoro costante di rappresentanza e di interlocuzione istituzionale portato avanti da DMA | Xplor. Nel tempo abbiamo contribuito, attraverso analisi giuridiche, position paper, audizioni e consultazioni pubbliche, a far emergere le criticità dell’articolo 10. È importante riconoscere anche l’impegno di AGCOM nell’approfondire la reale struttura del mercato e nel segnalare al Governo l’inadeguatezza di quella norma, oggi finalmente superata.
La cancellazione dell’obbligo di contribuzione al Fondo di compensazione rappresenta uno dei risultati più significativi per l’associazione e per i suoi soci, soprattutto in termini di riduzione del rischio economico e di maggiore certezza normativa. Al tempo stesso, il beneficio si estende all’intero mercato dei PSP, contribuendo a creare condizioni più eque e coerenti con l’evoluzione reale del settore postale.